Furbetti del Covid, non si butta il parlamento per 5 rubagalline – HUFFPOST

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Se cediamo a questa logica, il risultato sarà di rinunciare al fondamento della nostra democrazia e di asfaltare la strada agli avventurieri.

Mattia Feltri

Fra la tante sciocchezze a cui non resistiamo, sublime sarebbe quella di inquinare (ulteriormente) il dibattito (che non c’è) sul referendum costituzionale con la storia dei cinque rubagalline del bonus Inps.

La riforma poggia infatti sull’errore asinino di confondere l’istituzione con chi la occupa: siccome i parlamentari sono incolti, incapaci, costosi (perlomeno in rapporto al rendimento), tendenzialmente disonesti eccetera, la soluzione è di ridurli. Non di cambiarli con parlamentari migliori, ma farli fuori.

Come abbiamo scritto spesso, il taglio non è sacrilego: ci sta, ma dentro un riforma complessiva, ragionata, con l’obiettivo di migliorare il funzionamento della macchina. Tagliare con intenti punitivi, è lo sbocco perfetto del più irriflessivo populismo. Le soperchierie alla caserma di Piacenza non hanno armato la proposta di decimare i carabinieri. I mercimoni del Csm non hanno armato la proposta di decimare la magistratura. Se il Parlamento non va, lo si aggiusta, non lo si butta via a pezzi. Se cediamo a questa logica, il risultato sarà di rinunciare, per noia e per rabbiosa superficialità, al fondamento della nostra democrazia e di asfaltare la strada agli avventurieri. Ci siamo bene avviati.

Ps: Fateci caso: i cinque rubagalline sono di Lega, Cinque stelle e Italia viva, tre partiti che hanno sostenuto la riforma. Mirabile dimostrazione che non serve a niente.