Un intervento a favore del No di Mattia Franceschelli

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Segretario PD Cento di Ferrara, Componente segreteria provinciale e Assemblea nazionale PD

Voterò convintamente No al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari: me lo impone la mia formazione giuridica e l’indipendenza di pensiero che ho sempre avuto.

Queste le mie ragioni per votare No:

1- Partiamo col presupposto che in una democrazia il Parlamento è un’istituzione necessaria: senza Parlamento non c’è democrazia, perché esso è eletto dai cittadini a suffragio universale. I parlamentari quindi, eletti dal popolo, rappresentano la nazione. Con la riduzione prospettata, l’Italia diventerebbe uno dei Paesi europei con il più basso numero di eletti in rapporto al numero di elettori, riducendo così la rappresentanza democratica dei cittadini;

2- La motivazione principale a sostegno di questa riforma risulta essere il risparmio di spesa che genererebbe; ma è stato calcolato che questo risparmio risulterebbe essere di appena lo 0,007% della spesa pubblica italiana: in sostanza questa riforma va a tagliare un terzo del parlamento in cambio del classico piatto di lenticchie.

3- Per tagliare i costi della politica non sarebbe stato più semplice fare due semplici delibere degli uffici di presidenza di Camera e Senato con cui abbassare lo stipendio ai parlamentari, che ammonta complessivamente a circa 12mila euro al mese? Oppure farlo con una legge? Invece si è preferito addirittura il lungo percorso della riforma della Costituzione per abbassare il numero dei parlamentari, ma lasciandone intatti i super stipendi: in sostanza, pochi ma non meno privilegiati di oggi.

4- Un’altra motivazione a sostegno del taglio è quella della maggiore efficienza che garantirebbe al procedimento legislativo: con meno parlamentari, le discussioni sulle proposte di legge saranno meno lunghe e quindi saranno prese più decisioni in tempi brevi.

A parte che la discussione è la base della democrazia parlamentare, ammettiamo pure che sia necessario garantire migliore efficienza e speditezza ai lavori delle Camere: ma questo si realizza intervenendo sul procedimento legislativo, quindi innanzitutto modificando i regolamenti parlamentari. Pensare che una migliore efficienza di un organo si raggiunga modificandone semplicemente il numero dei componenti è una pura illusione.

5- Con l’attuale legge elettorale si creerebbero delle storture che penalizzerebbero la rappresentanza di alcune Regioni e che rischierebbero di dare vita a un parlamento che non rifletta adeguatamente l’esito delle elezioni. Peraltro la modifica costituzionale della riduzione dei parlamentari viene fatta sulla semplice promessa di un futuro cambiamento della legge elettorale: un film ampiamente già visto nella politica italiana, che rischia di avere lo stesso finale di sempre: un nulla di fatto, oppure una nuova legge elettorale fatta in fretta e furia prima delle elezioni sulla base di un compromesso tra le convenienze del momento dei maggiori partiti.

6- Anche ammesso che verrà fatta una legge elettorale migliore: è profondamente sbagliato subordinare una modifica della Costituzione all’efficienza di una legge elettorale, che in quanto legge ordinaria può essere cambiata da ogni maggioranza di governo.

7- Infine, i recenti scandali sul contributo dei 600 euro percepito da 5 parlamentari potrebbero far pensare che riducendone il numero si rendano meno probabili episodi simili. Ma anche questa è una semplice illusione, perché la riduzione non garantisce affatto che i parlamentari “superstiti” si comportino tutti impeccabilmente: il problema è il “chi” va a rappresentare gli Italiani in parlamento e il “come” viene selezionato dai partiti per andare là: intervenire sulla selezione della classe dirigente è un percorso faticoso, che richiede leggi elettorali serie e partiti politici che operino al proprio interno in maniera trasparente, democratica e meritocratica: il taglio dei parlamentari può essere un facile alibi per i partiti italiani per spostare l’attenzione ed evitare di spiegare come funziona la loro selezione delle cosiddette classi dirigenti: no cari partiti, se in Parlamento ci sono dei disonesti non è per colpa delle istituzioni repubblicane, forse è prima di tutto colpa di chi li ha candidati.

In sostanza sono particolarmente convinto di una cosa: che la riduzione dei parlamentari produrrà la principale conseguenza di allontanare ancora di più i cittadini dai loro rappresentanti eletti in parlamento, alimentando ancora più sfiducia non tanto nei singoli politici, quanto nelle istituzioni della Repubblica. E per chi ama la democrazia, questo è il rischio più grande.