Il “ taglio” del Parlamento? Sicuramente NO!

Condividi

di Maria Paola Patuelli, Portavoce del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, del Comitato per il NO

pubblicato in “Il Giornale di Massa”, mensile della Bassa Romagna, 9 settembre 2020 

E’ un problema di costi? Non scherziamo. E’ la prima cosa che ho pensato quando la proposta del Movimento 5 Stelle cominciò a concretizzarsi. Non a caso PD e LeU, che provengono da una storia che, dalla Assemblea Costituente in avanti, ha sempre dato alle Istituzioni elettive grande importanza, furono, all’inizio del percorso, decisamente contrarie. Avevano visto giusto. Se oggi il contesto politico è cambiato – non lo discuto – non possono che riconoscere la nostra ovvia libertà di coscienza. Il mio sarà un NO a questa riforma costituzionale, non a questo governo. Dopo decenni di svalutazione, nei fatti, del Parlamento, con nostr*rappresentanti eletti con leggi anticostituzionali che ci privano del diritto di scelta, con candidature decise dai vertici dei partiti con liste bloccate, con un Parlamento di nominati, fedeli o infedeli – dipende dai casi e dalle circostanze – ai loro capi e senza responsabilità alcuna verso il loro elettorato, il taglio proposto ha una valenza simbolica grave. Non conta il Parlamento, contiamo noi, i manovratori. Quindi, sfoltiamolo, riduciamolo di numero, così risparmiamo tempo e denaro. E’ una ciliegina sulla torta di chi per decenni ha voluto un declino qualitativo – non è un problema di numeri – del Parlamento. E pensiamo di rimediare così? Suvvia. Cercate, piuttosto, di proporre una legge elettorale che rimetta la scelta della rappresentanza nelle mani del “popolo sovrano” e di occuparvi molto di cultura politica, di competenze, di qualità complessiva di chi si candida per rappresentarci. In nessun paese di democrazia liberale e parlamentare – la tradizione alla quale apparteniamo – si è mai vista una campagna che procede con l’argomento che la politica e la democrazia costano troppo. E che c’è una casta da punire. Ditelo agli antifascisti, che erano una casta. Gli antifascisti che per decenni si opposero al regime fascista con grande pericolo e coraggio e che, stimati per la loro storia personale, arrivarono alla Costituente e poi al Parlamento finalmente eletto liberamente. Quindi, NO!

E’ un problema di “efficienza”? Di nuovo, non scherziamo. In questa fase conclusiva della campagna elettorale, in effetti la propaganda sui “costi” è passata in secondo piano. Sono stati fatti dei conti ed è saltato fuori un numero incredibilmente piccolo. Ognun* di noi con il taglio risparmia il costo di un caffè all’anno. Ridicolo. Allora, l’argomento più trattato, oggi, è che con meno numeri il Parlamento funziona meglio, va più veloce. Veloce? E’ un problema di velocità? Il Parlamento è un’azienda? Quando nell’aula ci sono state forti e condivise valutazioni, abbiamo avuto leggi approvate anche in poche settimane. Ma i Parlamenti non sono nati per essere veloci. Bella parola,  Parlamento, che, non a caso, alle dittature non piace. Perché è il luogo dove si parla, dove c’è conflitto – sale della democrazia -, si discute. Alla fine, si decide.  Perché in Parlamento ci sono una maggioranza e una minoranza. Le parole lì spese debbono essere ascoltate e valutate. I nostri rappresentanti dovranno poi rendere conto a noi, elettrici ed elettori, del loro operato. Devono o dovrebbero? Un tempo dovevano. Oggi, dovrebbero. E’ da questo nodo ingarbugliato che dobbiamo ripartire, per scioglierlo. Dicendo ai partiti che loro obbligo immediato è una legge elettorale buona, che non ci derubi del diritto di scegliere, e di avviare un lavoro serio, profondo, di ricostruzione di culture politiche non avulse dalla storia, e di rigorosa preparazione di una nuova generazione – non è solo questione di età – che dia valore allo studio, alla preparazione, all’impegno, alla partecipazione. Questa sarà la buona politica dalla quale potrà nascere un buon Parlamento. Altro che taglio