FACCIAMO VINCERE IL NO

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Dichiarazione di Alfiero Grandi, vice presidente del Comitato No al taglio del parlamento

La fase conclusiva della campagna per il Si nel referendum è sempre più contraddittoria.

Si chiede di votare Si al taglio del parlamento salvo scoprire che le condizioni poste per votare a favore nell’ultimo passaggio alla Camera, capovolgendo tre precedenti voti contrari, sono ancora avvolte nella nebbia. Nessuna di queste condizioni (modifiche ulteriori della Costituzione e nuova legge elettorale) è stata finora approvata almeno da un ramo del parlamento, giusta o sbagliata che sia.

Non solo, l’ansia per la debolezza di una posizione che per un anno si è “dimenticata” di pretendere l’attuazione delle sue stesse richieste, entrate nel patto di governo, ha portato a lanciare una ulteriore proposta come la differenziazione dei compiti tra Camera e Senato. Questa proposta non fa altro che confermare che il taglio del parlamento è un pasticcio incomprensibile per tanti elettori e si cerca disperatamente di correre ai ripari con iniziative confuse e contraddittorie.

Non si parla quasi più del ridicolo risparmio dei costi, perché, facendo due conti,  si è capito che la sceneggiata di Di Maio e C. davanti a Montecitorio in realtà serviva a sviare l’attenzione da un’iniziativa demagogica e populista sbagliata,  il cui vero obiettivo è dare un colpo al ruolo del parlamento, quel ruolo di rappresentanza dei cittadini che è centrale nella nostra democrazia parlamentare e porterebbe ad accentrare i poteri altrove: Governo, piattaforma Rousseau, potentati economici e finanziari, ecc.

Si cerca di nobilitare il colpo al parlamento evocando una sorta di “padri nobili” della proposta. Fatica sprecata come ha ben spiegato Gianni Ferrara, ricordando che la proposta di Rodotà e sua si inquadrava nella volontà di rilancio del ruolo del parlamento, esattamente il contrario delle ragioni che stanno alla base della riforma su cui andremo a votare.  Del resto, “padri e madri nobili” del passato non avrebbero mai organizzato sceneggiate come quella del taglio delle poltrone davanti al parlamento.

Infine si afferma che non si potrebbe votare No per non smentire il voto del parlamento. Premesso che questo è già accaduto nel 2006 e nel 2016 ed è stato un bene per la democrazia e la Costituzione, è incredibile che si possa sostenere una simile tesi, quando il taglio del parlamento rappresenta un evidente colpo al suo ruolo, un indebolimento grave della sua capacità di rappresentanza.

Per fortuna ora i cittadini hanno la possibilità di correggere l’errore del parlamento votando No e imponendo uno stop ad una decisione che in realtà ne ha confermato la subalternità.

Il No può spingere questo parlamento a ricostruire una rappresentanza del paese reale, riportando l’invadenza del governo dentro i limiti costituzionali.

Facciamo vincere il No