Referendum: la cecità del SÌ

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Di Tomaso Montanari per volerelaluna.it 15/09/20

«Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!» (Matteo 15, 14).

– È davvero difficile trovare parole più adatte a commentare le argomentazioni che in queste settimane provengono dal vastissimo fronte del SÌ, che comprende (ricordiamolo) pressoché tutti i poteri e tutti i partiti, e però pretende di agire per redimere il Parlamento dagli abusi dei poteri e dei partiti.

Non mi riferisco alle “argomentazioni” più triviali, che sono peraltro anche quelle più diffuse e trainanti: il taglio delle poltrone, la guerra alla casta, il risparmio sulla democrazia, il disprezzo decisionista per la perdita di tempo del “parlare” in Parlamento. No, mi riferisco alle (per me sconcertanti) argomentazioni di personalità colte e autorevoli, ad alcune delle quali sono peraltro legato da vincoli di affetto, stima, riconoscenza. La caratteristica più sorprendente di queste argomentazioni è proprio la cecità, innanzitutto verso se stesse. Nel senso che si tratta di ottime argomentazioni per il NO: cui segue, con sorprendente ribaltamento, la comunicazione (non di rado imbarazzata, e quasi reticente) del voto al SÌ.

La prima e più diffusa argomentazione è l’accusa al fronte del NO di short-termism, cioè di ragionamento a brevissimo raggio, pensiero di piccolo cabotaggio: la miopia che porta gruppi editoriali e drappelli di politici a sostenere (più o meno palesemente) il NO per colpire il Movimento 5Stelle e affossare il Governo. Ora, non c’è alcun dubbio che questo short-termism esista, e che la compagnia del NO sia in gran parte impresentabile (come del resto quella del SÌ, guidata tra gli altri da Matteo Salvini), ma sfugge come questo possa diventare un argomento per il SÌ senza peccare di uno short-termism uguale e contrario. Si vota SÌ per non fare cadere il Governo, si vota SÌ per non favorire Meloni e Salvini (che votano SÌ…): cioè si usa la Costituzione come una clava per colpire il nemico dei prossimi cinque minuti. Si decide su una questione che cambierà per decenni il volto della nostra democrazia pensando alla sorte di questo Governo: è davvero una miopia che raggiunge quasi la cecità. Tanto da impedire di vedere due cospicui argomenti in contrario. Il primo è che se passa il SÌ, allora davvero questo Parlamento sarà drasticamente delegittimato, perché condannato (nelle sue stesse proporzioni numeriche) dallo sdegno popolare: non per caso nel 1963 la riduzione dei parlamentari avvenne proprio a fine legislatura, e non prima di arrivare alla metà. Il secondo – terribile – è che se vincerà il SÌ, e se la legge elettorale non sarà proporzionale, avremo messo una terribile arma nelle mani di un possibile Governo Salvini-Meloni, che si prenderà così assai facilmente gli organi di garanzia costituzionale. Questa miopia, anzi questa cecità, è gravissima (e quando succederà i fautori del SÌ dovranno una risposta a noi tutti), perché usando la Costituzione come strumento nella lotta politica quotidiana, finisce col disinnescare proprio quelle tutele per cui serve una Costituzione. Secondo alcuni costituzionalisti, con il combinato disposto di questo taglio e dell’attuale legge elettorale, la destra di Salvini potrebbe arrivare ai due terzi del Parlamento: e allora tanti saluti alla Costituzione del 1948, senza nemmeno possibilità di un referendum. Chi vota SÌ per la (giusta) paura di Salvini è consapevole dell’entità di questo rischio? Chi vota SÌ per difendere questo Governo (il migliore oggi possibile anche secondo me) e il Movimento 5Stelle si rende conto di quale cavallo di Troia sta costruendo?