Referendum: le buone ragioni del NO. Risposta a Gustavo Zagrebelsky

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Di Mauro Sentimenti, giurista e membro del direttivo del CDC e del Comitato nazionale per il no al taglio del Parlamento

In un suo articolo del 23 agosto scorso pubblicato su Repubblica, dal titolo Il Referendum e l’asino di Buridano,  Zagrebelsky assunte le vesti di quell’asino noto per non riuscire a decidersi quale scelta compiere tra due alternative (il SI e il NO) ,così concludeva la sua disamina delle ragioni ritenute pro e contro la riduzione del numero dei parlamentari: “ Alla fine quest’asino… è sconcertato non sa dove rivolgersi e forse concluderà perfino di non avere né fame né sete , e così finirà per voltarsi e  andarsene altrove “ . Una posizione di equidistanza che muta di tono poche settimane dopo: in una intervista rilasciata al Fatto Quotidiano il 18 settembre l’illustre costituzionalista lascia intendere, senza dirlo, che potrebbe votare SI, sulla base di argomentazioni che risultano assai poco convincenti. Più per le ragioni taciute, che riguardano i caratteri della lunga storia che ci ha condotto sin qui,  che per quelle indagate, tutte piegate sulla contingenza.  Mi riferisco al mancato interrogarsi del Prof. Z. sulle cause che hanno prodotto l’esaurirsi del ciclo storico della rappresentanza parlamentare fondata sui grandi partiti  e sulle finalità reali sulla base delle quali il M5S ha realizzato questa riforma. Le pulsioni antiparlamentariste , antipartitiche e antisindacali che ciclicamente appaiono in Italia e in Europa tra ‘800 e ‘900,si sono ripresentate oggi nelle vesti tanto della Lega che del M5S, miglior interprete di destra dell’irrisolta e profondissima  crisi della rappresentatività del parlamento, a sua volta dovuta al fatto che la rappresentanza politica  dagli anni 80 non è più in grado di assolvere il suo ruolo. E’ da qui che  emerge  l’humus di fondo della riforma sulla riduzione del numero dei parlamentari: come diceva Grillo nel 2013 “ si deve aprire il Parlamento come una scatoletta”, “Il Parlamento è un monumento ai caduti, una tomba maleodorante “inutile” un corpo in agonia, non autonomo, reso marginale dal potere degli esecutivi. E, quindi, da superare in vista di una democrazia diretta  bene rappresentata dall’ulteriore obiettivo del M5S  di cancellare l’art. 67 della cost. e  imporre ai parlamentari il vincolo di mandato imperativo (invece di riformare come si dovrebbe la disciplina dell’immunità parlamentare). Tutto ciò , a differenza di quel che pensa il prof. Z , non rappresenta  un  “processo alle intenzioni” ma l’esito logico di una analisi fondata sui fatti, sui messaggi e sui linguaggi coi quali le ragioni della  riforma sono state comunicate al paese:  il Parlamento come luogo improduttivo in cui siedono fannulloni  corrotti, che occupano poltrone e si autoassegnano privilegi. La sede di una “casta” inoffensiva mentre quelle reali, concentrazione di potere e ricchezza irraggiungibili, sono altrove indisturbate.  A me sembra che il Prof. Z abbia in questo caso guardato al dito indicatore senza vedere la luna indicata in maniera chiarissima da un linguaggio che non ammette equivoci di sorta. Molti, non tutti, i sostenitori del SI  si ispirano a questa idea . Molti non tutti tra i sostenitori del NO hanno compreso la portata della vicenda e il lavoro politico enorme che ci attende per la ricostruzione e il ripensamento del legame tra paese e parlamento.  In una tale contesto, caratterizzato dall’assenza di qualsiasi contrappeso, pur insufficiente, tra quelli promessi dai riformatori, risulta difficilmente contestabile l’opinione secondo cui la eventuale vittoria del SI rappresenterà un ulteriore grave indebolimento della funzione parlamentare. Kelsen nei “Due saggi sulla democrazia in difficoltà” a commento della crisi di Weimar, sottolineava come la crisi del parlamentarismo si accompagnava sempre alla crisi sociale/economica: avendo  l’una e l’altra a che fare con le diseguaglianze. E’ da questa prospettiva, in tempi di rivoluzionamento dei rapporti sociali che la pandemia ha accelerato ancora, che si possono apprezzare le ottime ragioni del NO. Non è questione di numeri ma dei contesti in cui si collocano.

Mauro Sentimenti