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Nota Bene: Per ragioni di semplificazione comunicativa, il nome del comitato viene sostituito da “Comitato Nazionale per il No al taglio del Parlamento”

Per la Costituzione fare vincere il NO nel prossimo referendum costituzionale

Il governo ha costretto la maggioranza parlamentare a imporre il voto in un unico appuntamento elettorale per le regioni, per i comuni, per le supplettive dei parlamentari e per il referendum costituzionale, date probabili il 20 e 21 settembre.

Contrasteremo con determinazione questo appuntamento elettorali unico, ricorrendo ai tribunali, appoggiando tutte le iniziative che pretendono il rispetto della Costituzione e chiedono che gli elettori possano votare pienamente consapevoli.

Intaccare l’autonomia delle regioni sul rinnovo degli organi scaduti è un errore mentre è invece indispensabile introdurre nella Costituzione il principio della prevalenza dell’interesse nazionale quando sono in gioco la vita e diritti costituzionali fondamentali, come nella pandemia di covid 19.

La forzatura del voto referendario per il taglio dei parlamentari, nascosto in un unico appuntamento elettorale mischiando argomenti diversi, non consentirà agli elettori di votare consapevoli sul vero oggetto del voto referendario sul ruolo del parlamento, centrale nella nostra Costituzione, perchè sono campagne elettorali distinte con argomenti diversi.

Il Movimento 5 Stelle, nato con una vocazione a favore dei referendum e della democrazia diretta, dovrebbe essere favorevole per primo ad informare gli elettori per consentire loro di scegliere sulle materie oggetto di voto.

Tanto più è necessario decidere informati se si tratta di cambiare la Costituzione. Per questo c’era da aspettarsi che il M5S avrebbe preteso di fare conoscere l’argomento, motivando il taglio del 36,5% dei parlamentari, chiedendo un voto a favore limpido, a sé stante. A meno che la vera motivazione non sia quella di Casaleggio jr che è arrivato a prevedere il superamento del parlamento tra qualche lustro. Quindi mettere sotto tiro composizione e ruolo del parlamento potrebbe essere la premessa per la sua scomparsa, magari per lasciare il posto a piattaforme opache e di parte come quella Rousseau. Tutti hanno il dovere di dire la verità sul significato del taglio.

Promuovere un appuntamento elettorale unico, mischiando argomenti diversi nel voto pur di portare più elettori a votare per il referendum, conferma che ci si è resi conto che il taglio del parlamento non riesce a mobilitare e quindi c’è il timore che con pochi partecipanti al voto i No possano vincere il referendum.

L’election day è conseguenza della paura di perdere.

Le ragioni del taglio dei parlamentari restano povere, inadeguate. Si parla di un risparmio al limite del ridicolo di fronte agli 80 miliardi già decisi di spese extra e di altre che arriveranno per affrontare la crisi sanitaria e le sue conseguenze occupazionali ed economiche. Risparmi gonfiati pur di dargli un significato che non possono avere, arrivando a moltiplicare per 10 anni un risparmio gonfiato pur di raggiungere la cifra di un miliardo.

Anzitutto la democrazia ha dei costi per fare funzionare la rappresentanza parlamentare dei cittadini. Tagliarla compromette la potenzialità di avere una rappresentanza parlamentare adeguata. Certo oggi funziona male ma la responsabilità non è solo di un parlamento di nominati dall’alto, ma dei partiti che decidono nelle segrete stanze chi deve stare in parlamento, tagliando fuori dalle scelte i cittadini che così non sono veramente rappresentati, perchè gli eletti non rispondono a loro.

Tagliando il parlamento di oltre un terzo i cittadini saranno meno e peggio rappresentati di oggi, perchè da molti anni le leggi elettorali non hanno cercato la rappresentanza migliore ma quella più fedele e manovrabile.

Il taglio del parlamento colpisce duramente l’architrave della democrazia: il parlamento, cioè la rappresentanza dei cittadini, che può e deve essere migliore di quella attuale. Elettrici ed elettori hanno interesse ad avere una rappresentanza efficace attraverso la quale esprimere i diversi punti di vista.

Difetti di funzionamento nella democrazia italiana ci sono, gravi responsabilità le hanno i governi che evitano il confronto in parlamento per imporre con decreti, voti di fiducia e ora anche con i dpcm le proprie scelte al parlamento, rovesciando di fatto la gerarchia istituzionale prevista dalla Costituzione.

Il Parlamento dovrebbe essere l’architrave istituzionale del nostro paese, mentre gradualmente è diventato subalterno alle imposizioni del governo e dei capi partito, lasciando spazio a forti processi di centralizzazione e di personalizzazione della politica, una strada aperta da Berlusconi 20 anni fa, purtroppo seguita da altri, anche a sinistra, al punto che ormai è diffusa.

Va denunciato con forza che si stanno preparando le premesse per una svolta presidenzialista, storico obiettivo della destra, che oggi lo ripropone con raccolte di firme ed altre iniziative che preparano il terreno ad altri stravolgimenti costituzionali.

Gli apprendisti stregoni che hanno proposto il taglio del parlamento, gli opportunismi che lo hanno subito perchè hanno scelto di non condurre una limpida battaglia politica per bloccare questa grave deriva populista, stanno preparando il terreno per la destra, perchè al taglio dei parlamentari seguirà un ulteriore indebolimento del parlamento che potrebbe indurre a forzare la mano per andare al voto politico anticipato per conquistare la maggioranza in parlamento, tanto più che la riduzione degli eletti e la legge elettorale fatta approvare da Calderoli della Lega è pronta ad entrare in vigore.

Potremmo avere il paradosso che il taglio del parlamento, visto da alcuni come un elisir di lunga vita per il governo, in realtà potrebbe aprire la strada ad elezioni anticipate, senza dimenticare che chi governerà gestirà ingenti risorse italiane ed europee e quindi sono in campo grandi interessi economici.

Poco sembra importare se regioni con il doppio degli abitanti o i 4,5 milioni di italiani all’estero avranno meno rappresentati al senato del solo Alto Adige, che ha poco più di un 1.000.000 di abitanti, mentre la destra italiana, che ha forti componenti illiberali, tenterà di conquistare ad ogni costo la maggioranza per mettersi nelle condizioni di eleggere il futuro Presidente della Repubblica, che così diventerebbe non più garante della Costituzione e dell’equilibrio tra i poteri ma il capo della parte politica che ha conquistato la maggioranza.

Il taglio del parlamento non fermerà la destra e prepara lo smottamento verso il presidenzialismo e l’irrilevanza politica di chi l’ha promosso.

Le altre forze democratiche presenti in parlamento e fuori debbono sapere che il taglio del parlamento non aiuterà il decollo di una nuova fase politica.

Solo un grande timore, ai limiti dell’irrazionale, può spingere ad appoggiare scelte come questa che consoliderà sugli altri partiti della maggioranza l’ombra del capovolgimento di posizione – senza mai averne dato una reale motivazione – che ha reso possibile l’approvazione del taglio del parlamento nella quarta lettura parlamentare.

Il pericolo di una fase politica che può offrire alla destra l’opportunità di tornare al governo nel modo peggiore dovrebbe imporre a tutti un rinsavimento. Non si cambia la Costituzione, tanto più sul ruolo del Parlamento, senza prendersi una grave, storica, responsabilità che può portare a snaturarla, a cambiarla radicalmente.

Eppure nel programma del centro sinistra era stata definita la Costituzione più bella del mondo.

Ci sono ragioni importanti se l’Anpi ha preso una posizione contraria e prepara una posizione per il No in cui spenderà figure di grande prestigio.

Fermarsi è ancora possibile. Anzitutto con i ricorsi giurisdizionali in campo. Quello del Comitato per il no al taglio del parlamento, quello dei senatori che hanno promosso il referendum.

Se si dovesse arrivare comunque al referendum per respingere questa deriva basta votare No, per la Costituzione contro il populismo e l’opportunismo e dovranno farlo tutte le persone che non hanno interessi da difendere ma solo forti convinzioni, organizzando la campagna per il No. Anche importanti soggetti collettivi si stanno schierando, come l’Espresso, come partiti presenti in parlamento (Sinistra italiana,   radicali) e non presenti come Rfc, Pdci, Azione ed altri.

Dobbiamo fare appello alla mobilitazione delle coscienze in nome della Costituzione chiedendo di votare No. Basta fare vincere il No per bloccare questa controriforma.

Continueremo a prendere tutte le iniziative possibili per ottenere che il referendum sul taglio del parlamento si svolga in una giornata a sè stante, ma il Governo deve comunque garantire una puntuale e diffusa informazione alle elettrici e agli elettori su cosa i cittadini verranno chiamati a decidere, come del resto recita un Odg approvato dal Parlamento. Riteniamo sia responsabilità del governo garantire che questa informazione sia oggettiva e concordata, coinvolgendo nella stesura delle informazioni agli elettori i rappresentanti del No per illustrare le ragioni contrarie al taglio del parlamento. In ogni caso i Comitati per il No debbono produrre materiale informativo con le loro motivazioni.

Gli organi di informazione, Tv, Stampa, social debbono impegnarsi per illustrare le ragioni del voto, coinvolgendo anche i rappresentanti del No, fornendo le informazioni prima possibile.

Il Governo deve garantire che vengano considerate valide tutte le procedure già iniziate per l’accesso ai mezzi di informazione in vista del voto del 29 marzo, poi rinviato per la pandemia da covid 19, e che ora sembra che il Governo vorrebbe fare ripetere, con un inutile raddoppio di costi e impegni.

Il Comitato nazionale per il No al taglio del Parlamento intende rafforzare il proprio impegno per coordinare e sviluppare insieme le iniziative dei diversi Comitati per il No, a partire da quello dei senatori che hanno promosso il referendum.

Il Comitato per il No deve sviluppare, insieme a tutti i comitati territoriali, un preciso piano di lavoro, da subito, verso gli organi di informazione e predisporre iniziative, contatti, incontri, dibattiti in video quando non è possibile svolgerli in presenza.

Particolare attenzione va dedicata alle elettrici e agli elettori italiani residenti all’estero che subiscono uno dei tagli più rilevanti della loro rappresentanza parlamentare, ridotta – ad esempio – a 4 senatori per 4, 5 milioni di aventi diritto al voto, a fronte di 6 senatori per l’Alto Adige che ha poco più di 1 milione di abitanti. Siamo in contatto con rappresentanze degli italiani all’estero per realizzare un confronto con esponenti nei diversi paesi in vista del voto di settembre.

I social sono oggi un importante mezzo di comunicazione e ci stiamo attrezzando per svolgere al meglio possibile il nostro ruolo aprendo un nuovo sito (No al taglio del parlamento, a cui corrisponderanno l’uso di facebook, twitter, ecc.), mettendo in evidenza i contributi che verranno dai siti dei vignettisti per il No con cui stabiliremo link diretti. Senza trascurare, ovunque ve ne sia la possibilità di diffondere, volantini e manifesti sintetici, che il Comitato nazionale produrrà, ovviamente potendoli i Comitati modificare in ragione delle loro specificità locali.

Abbiamo difficoltà organizzative e finanziarie maggiori del 2016 e per questo chiediamo a quanti vogliono impegnarsi contro il taglio del parlamento di contribuire con il loro impegno personale e di fornirci le risorse finanziarie necessarie, quelle di cui disponiamo sono troppo esigue. Per aiutare la campagna per il No qualunque versamento è utile sul (tramite bonifico all’iban: IT50H0101003201100000015772 intestato a: COORDINAMENTO per la DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE, specificando Per il Comitato del No al taglio del Parlamento).

Populismo ed opportunismi vari rendono più difficile la vittoria del No, tuttavia l’arroganza del Si è intaccata per l’entrata in campo di soggetti nuovi, di personalità che non hanno timore di dichiarare le loro posizioni, di condurre una limpida battaglia politica senza interessi personali da difendere ma solo per profonde convinzioni. La vittoria del Si non è più così sicura, il populismo che punta a sfasciare tutto è in difficoltà e la vittoria del No può essere la svolta decisiva per garantire che il futuro confronto politico resterà dentro la nostra Costituzione, bloccando futuri stravolgimenti.

Non sarà facile ma la vittoria del No è possibile.

Dobbiamo impegnarci tutti per realizzarla, per questo il Comitato per il No al taglio del parlamento fa appello a tutte le persone che non si rassegnano a subire questa imposizione per costruire insieme una reazione politica che faccia vincere il No nel Referendum.

– Questo Ordine del Giorno è stato votato dalla Camera dei Deputati per chiedere al governo di editare e stampare, sentiti i comitati, un opuscolo informativo sulle ragioni della convocazione del referendum da inviare agli elettori. A tutt’oggi il governo è del tutto inadempiente.

Seduta di Giovedì 11 giugno 2020

  La Camera,
   premesso che:
    l’articolo 1-bis del decreto in esame, introdotto nel corso dell’esame in sede referente, prevede l’applicazione del principio dell’election day anche al referendum sul testo di legge costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari;
    l’articolo 7 del decreto-legge 98/2011 che ha introdotto l’election day non ha incluso i referendum tra le consultazioni elettorali da svolgere, compatibilmente con i rispettivi ordinamenti, contestualmente. Per quanto riguarda il referendum abrogativo, la legge 352 del 1970 pone un esplicito divieto di abbinamento con le elezioni politiche;
    per il referendum costituzionale non è previsto un analogo divieto di abbinamento; tuttavia nella storia repubblicana si sono registrati tre precedenti di referendum costituzionali che si sono svolti il 7 ottobre 2001, 25-26 giugno 2006 e 4 dicembre 2016 e in nessuno di questi casi si è proceduto all’abbinamento con altre elezioni;
    è nelle intenzioni del Governo tenere l’election day il 20 settembre prossimo; di fatto la campagna elettorale, su tre differenti tipi di consultazioni, si terrà in parte in estate, un’estate in cui peraltro sarà difficile coinvolgere i cittadini in momenti di informazione e dibattito;
    la «Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto», conosciuta come «Commissione di Venezia», è un organo consultivo del Consiglio d’Europa che svolge un ruolo chiave nell’attività di assistenza giuridica per tutti quegli Stati impegnati nell’adozione o nella revisione di costituzioni e leggi in linea con gli standard del patrimonio costituzionale europeo. Essa è composta da «esperti indipendenti di fama internazionale per la loro esperienza nelle istituzioni democratiche o per il loro contributo allo sviluppo del diritto e della scienza politica»;
    nel corso della 70a sessione plenaria (Venezia, 16-17 Marzo 2007) la Commissione di Venezia ha adottato il «Codice di buona condotta sui referendum», il quale, tra le altre cose, prevede la predisposizione di materiale al fine di informare il cittadino circa i procedimenti referendari e i relativi quesiti da sottoporre a voto popolare, sul modello di quanto avviene in Svizzera. All’interno delle Linee guida sulla realizzazione del referendum del Codice, adottate dalla Commissione di Venezia in occasione della sua 68a sessione plenaria (Venezia, 13-14 ottobre 2006), al punto 3.1 si afferma: «le autorità devono fornire informazioni obiettive. Ciò comporta che debba essere messo a disposizione degli elettori con sufficiente anticipo il testo sottoposto a referendum ed un rapporto esplicativo o del materiale imparziale da parte dei sostenitori e degli oppositori della proposta. Le procedure riguardanti il testo, il rapporto ed il materiale sono le seguenti: i) devono essere pubblicati sulla gazzetta ufficiale largamente in anticipo rispetto alla data del voto; ii) devono essere inviati direttamente ai cittadini e ricevuti sufficientemente in anticipo rispetto alla data del voto; iii) la relazione esplicativa deve fornire una presentazione imparziale non soltanto del punto di vista delle autorità esecutive e legislative o delle persone che condividono la loro opinione, ma anche di quelle opposte»;
    anche dalla società civile sono giunte richieste in tal senso; a quanto si apprende, l’associazione «Più Democrazia Italia», dopo aver scritto ai membri delle Camere e ai loro Presidenti e non avendo ricevuto risposta da chi poteva impegnarsi in tal senso, ha lavorato autonomamente alla stesura di un libretto informativo,

impegna il Governo

compatibilmente con il reperimento delle risorse necessarie, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e in accordo con i comitati referendari, a predisporre, rendere disponibile e inviare agli elettori con sufficiente anticipo un opuscolo informativo redatto in formato cartaceo e digitale sul referendum costituzionale contenente una descrizione neutrale ed imparziale del quadro normativo di riferimento nonché le posizioni dei comitati rispetto alle ragioni del si e del no.
9/2471-A/1. (Testo modificato nel corso della seduta) 

Referendum costituzionale: No alla grande menzogna

Il 20 e 21settembre saremo chiamati a votare sul referendum costituzionale sul taglio del
Parlamento, meno 36,5%, riducendo da 630 a 400 il numero dei deputati e da 315 a 200 quello dei
senatori.
Il progetto politico che ha portato al taglio della rappresentanza parlamentare è rapidamente
invecchiato, esso si risolve in un attacco al ruolo della rappresentanza parlamentare proprio
quando ne andrebbe rilanciato il ruolo di rappresentanza e unificazione dell’Italia.
Di fronte al disastro umano, economico, occupazionale e sociale provocato dalla pandemia e alla
gravità dei problemi che il popolo italiano si trova ad affrontare in questo momento storico, risalta
la vacuità di una politica che, anziché affrontare i problemi reali, ha cavalcato il disagio sociale per
costruirsi un consenso fondato sulle illusioni dell’antipolitica.
Negli ultimi anni la competizione politica si è svolta sul filo delle illusioni, sublimando sentimenti di
rancore legati al crescente disagio sociale. Si è creata l’illusione che il disagio sociale sia frutto dei
privilegi della casta, che dimezzare le pensioni dei parlamentari sia stato un grande successo
popolare, che la nostra vita si possa migliorare discriminando gli immigrati o altre categorie di
soggetti deboli, che il disagio politico che nasce dal vuoto della rappresentanza sia colpa delle
istituzioni politiche rappresentative, che quindi devono essere ridimensionate, a cominciare dal
Parlamento.
La riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari è il frutto più significativo di questa
politica di diseducazione di massa.
Tagliare il numero dei parlamentari non è solo una questione di numeri o di costi. Si tratta di una
riforma destinata ad incidere sulle modalità di organizzazione della rappresentanza attraverso la
quale si esprime e si realizza il principio fondamentale della Repubblica secondo cui la sovranità
appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione e che attribuisce al
parlamento un ruolo centrale nel nostro sistema democratico.
Il percorso di questa riforma costituzionale è stato alimentato dalla grande menzogna, che
riducendo il numero dei parlamentari si punisce la casta, mentre, al contrario, si puniscono i
cittadini che vedranno diminuita la possibilità di eleggere un “proprio” rappresentante, si darà un
potere sempre maggiore a chi non ne risponde direttamente agli elettori, proseguendo nella
separazione tra cittadini e rappresentanti.
Minando il rapporto fra cittadini e parlamentari, si incide sulla rappresentanza, sia da un punto di
vista quantitativo che qualitativo, aumenta di conseguenza la distanza fra rappresentato e
rappresentante e viene ulteriormente sacrificato il pluralismo, abbassando il grado di potenziale
identificazione del rappresentato con il rappresentante.
Il taglio dei parlamentari sommato alle norme elettorali in vigore apre una ferita nella capacità di
rappresentare i cittadini, i territori, le posizioni politiche esistenti nel paese, creando per di più
squilibri tra le aree territoriali a parità di popolazione.
Ciò è tanto più grave alla luce della legge elettorale vigente caratterizzata da una forte quota
maggioritaria (3/8 dei seggi) con liste bloccate nel proporzionale e voto obbligatoriamente
congiunto tra candidato uninominale e lista collegata con l’effetto di comprimere notevolmente la
possibilità dell’elettore di scegliere i propri rappresentanti.
Il nostro Paese deve affrontare delle grandi sfide di cambiamento per risollevarsi dal disastro
provocato dalla pandemia, ma per farlo bisogna sconfiggere l’attitudine della politica a vendere
illusioni e a creare falsi miti.
Per questo è importante respingere la mutilazione della rappresentanza che ci viene proposta con
il taglio dei parlamentari oggetto del referendum. 

La crisi della rappresentanza politica non si può curare riducendo il numero dei rappresentanti ma
facendo sì che gli elettori possano tornare a scegliere direttamente i propri rappresentanti di
modo che il Parlamento ritorni ad essere il motore della democrazia.
Nel breve tempo che ci separa dalla celebrazione del referendum, grande è la responsabilità dei
mezzi di comunicazione che hanno il dovere civico di attivare un dibattito pubblico trasparente
che fornisca ai cittadini le informazioni essenziali per far sì che il voto sia frutto di una scelta libera
e consapevole.
Mobilitiamoci tutti per respingere questo ulteriore sfregio alla nostra democrazia costituzionale.
Primi firmatari:
Sandra Bonsanti Massimo Villone, Maria Agostina Cabiddu , padre Alex Zanotelli, Nadia Urbinati
Domenico Gallo
Elenco firmatari
A) Maurizio Acerbo, Pietro Adami, Adista, Mario Agostinelli, Umberto Allegretti Nunzia Armento;
Nicola Alesini; Nando Antonelli; Don Aldo Antonelli; Padre Mauro Armanino; Rocco Artifoni;
Raffaela Antonacci; Maurizio Artoni; Piero Aresta; Pietro Arcoria; Assenza Daniele; Acquistapace
Silvia; On. Gavino Angius; Ubaldo Achiardi; Simone Antonioli;
B) Francesco Baicchi, Mons. Luigi Bettazzi, , Mauro Beschi, Felice Besostri, Piergiorgio Bortolotti;
Silvia Buzzelli; Roberto Brizio; Marco Borsotti; Alfonso Buccino; Olivia Barbieri; Maria Brucale;
Maurizio Bacci; Paolo Tonini Bossi; Mauro Benvenuti; Tiziana Bonora; Emilio Bianchini; Luigi
Bertagnolli; Luigi Baldi; Paolo Bertagnolli; Giorgio Berti; Luigi -Gino Bonometti; Rossana Braganza;
Piergiorgio Bortolotti; Carlo Bergonzoni; Maria Carla Baroni; Juri Bossuto; Camillo Boni; Giuliano
Bertozzini; Dina Albertina Balsamo; Domenico Basile; Marco Bertuzzi; Filippo Bianchetti; Moreno
Biagioni; Giuseppe Bartolotta; don Albino Bizzotto- Beati i costruttori di pace; Luigi Bottazzi; Anna
Maria Bianchi; Ines Biemmi; Barnato Giuseppe; Roberto Bechini; Antonella Baccarin; Enzo
Beccaceci; Rita Battaglia; Nadia Barresi; Maria Bonnici; Giacinto Botti;Maurizio Brotini; Pierangelo
Benetollo; Sergio Bovicelli; Andrea Borgna; Franco Barbuto; Renato Basato; Imma Barbarossa;
Antonio Bellis; Fabrizio Bellamoli; Massimo Brutti; Giuliana Beltrame; Stefano Bruschi;
C) Carmen Campesi, Antonio Caputo, don Luigi Ciotti, Giancarla Codrignani, Nicola
Colajanni,Daniele Caprara; Gaetano Continillo; Mario Campogrande; Anna Conforti; Gabriella
Colosso; Massimo Cipeletti; Raffaella Costi; Martina Cecini; Alberto Cacopardo; Giuseppe Cusin;
Mauro Caliendo; Vincenzo Calabria; Vittorio Calvini; Mario Centini; Fabio Caimmi; Giuseppina
Contiero; Mario Casale; Fiorello Cortiana; Giuseppe Calegari; Roberto Cremaschi; Daniela Casaccia;
Maria Grazia Campari; Francesca Carbone; Maurella Carbone; Riccardo Conte; Giuliano Campioni;
Francesco Domenico Capizzi; Maria Teresa Cacciari; Isabella Cellerino; Mauro Castagnaro;
Antonino Comi; Lorenzo Capitani; Clelia Caraccia; Gastone Cottino; Tiziano Corsi; Patrizia Cerrato;
Marco Chiauzza; Rita Campioni; Dario Cambiano; Aurora Castiglione; Anna Comunale, Maria
Grazia Comunale; Laura Cima; Giuseppe Cacciatore; Matteo Celli; Giovanni Caprio; Simone
Cumbo;Fabbio Cerri; Thomas Casadei; Fortunato Maria Cacciatore;
D) Elettra Deiana, Beniamino Deidda, don Pierluigi Di Piazza, Anna Falcone, Carlo Di Marco
Rosalba D'Adamo; Michela Del Pra; Rita de’ Chilovi; Dirindin Narciso; Claudia Di Nicola; Casa
Museo Mario Dell'Agata; Simonetta De Mattio; Leila Lisa d'Angelo; Pino Di Cillo; Giuseppe DI
Lucchio; Laura Di Silvestro; Paolo Degan; Christian de Dampierre Raimondi; Rosella De Troia;

Domenico Di Modugno; Marco De Luca; Caterina Di Francesco; Donatella D'Amico; Del Pistoia
Marco; Simone D'ascola; Duccio Di Carlo; Massimiliano Della torre;Luigi Di Virgilio; Dal Piaz
Alessandro; Paolo Desogus; Donadoni Giuliano; Maria D Ambrosio; Mauro Dapporto; De
Jacquelot Helene;
E) Giovanni Esposito;
F) Miranda Fanny; don Dario Fridel; Marcello Fagioli; Amedeo Fareri; Giuseppe Florio; Edo
Facchinetti; Pierfrancesco Fiorato; Francesca Fontana; Paolo Ferrari; Carlo Maria Ferraris;
Giuseppe Farina; Costanza Firrao; Edgardo Favaloro; Gabriele Fava; Finazzi Luca; Luciano Favaro;
Fiorani Rita; Massimo Ferrari; Altero Frigerio; Riccardo Festa; Vincenzo Franciosi;
G) Giorgio Gallo, Nicoletta Gandus, Alfiero Grandi, Alfonso Gianni Giovanna Gentile; Massimo
Grande; Enrico Grilli; Luigi Giario; Giuseppe Gresia; Oscar Grasso; Fabrizio Gambetti; Giancarlo
Gaeta; Stefano Guarguaglini; Maria Rosaria Grazioso; Silvio Gambino; Corrado Gennaro; Maria
Cristina Gaggioli; Alberto Giasanti; Gabriella Grasso; Luigi Gallo; Luciana Ghisla; Maria Gatto;
Margherita Granero; Sergio Job; Ghignatti Gianmaria; Daniele Geloso; Ghetti Valerio; Ezio
Gavazzeni; Giorgio Guelmani; Luigi Giove; Marina Grazioli; Maria Francesca Gulotta;
I) Tommaso Impellitteri; Giorgio Inguscio; Orlando Iannotti;
L) Raniero La Valle; Mietta Lambardi; Massimo Lens; Rosaria Lombardi, Annapia Lobbia; Verdiano
Liverani; Renata Larovere; Sisto Lami; Lauretta Loreti; Marisa Lazzarino; Umberto Lucarelli; Paolo
Lombardi;
M) Silvia Manderino; Tomaso Montanari; Clementina Mazzucco; Francesco Maisto; Cristofaro
Marino; Gabriella Moretti; don Virgilio Marone; Silvia Monti; Luca Manenti; Elena Medi; Silvio
Marchi; Dario Mencagli; Ugo Mattei – Luigi De GiacoMo -Comitato popolare difesa beni comuni;
Paola Agnello Modica; Annalena Mazzi; Sandro Morelli; Alessandra Manzoni; Corrado Morgia;
Libera Carmen Mazzoleni; Luigi Moser;Alvise Marin; Alessandro Messina; Andrea Montagni;
Vittorio Mazzone; Macioti Maria Immacolata; Renata Morrison; Salvatore Marchese; Flavia
Marconi; Marco Maggiori; Giovanni Montoncello; Marco Messineo; Bruno Marengo; Annamaria
Masera; Francesco Mele; Federica Misturelli;
N) Maura Nardin, Mons. R. Nogaro; Sen.Paola Nugnes Vito Nanni; Vincenzo Napolitano; Sandro
Nanetti; Giovanni Negro; Carlo Niespoli; Domenica Neri; Luigi Narducci; Giusy Nicoletti;
O) Paola Orlarei; Giancarlo Ometto; Ramona Orizi; Maria Cristina Paoletti; Lucia Olini;
P) Francesco Pallante, Maria Paola Patuelli, Livio Pepino, Enrico Peyretti, Antonio Pileggi, On.Aldo
Preda, Diego Passini; Luigi Pinchiaroglio; Fausto Pellegrini; Leopoldo Piraccini; Maria Luisa Paroni;
Maria Speranza Perna; Michele Passione; Giorgio Paterna; Saro Parasiliti; Marcello Paolozza;
Mauro Pacchiani; Raffaele Piccolini; Franco Previtali; Rosangela Pesenti; Emanuela Pandolfo;
Giorgio Perez; Giulio Pisani; Riccardo Petrella; Giuseppe Pozzana; Adriano Prosperi; Vania
Pederzoli; Leo Piacentini; Pedrali Alfredo; Roberta Piloni; Lucy Pole; Giampiero Pelagalli;
Gianfranco Miroglio; P. Giorgio A. Pisano; Carlo Prudente; circolo PRC Tortona; Pati Luigi Paolo;
Peratoner Antonio; Luciano Paradisi; Donato Perreca; Pedrini Egidio; Riccardo Putti; Paola
Pedrazzi;
Q) Simone Quercioli;

K) Carlo Komel; Pio Russo Krauss; Francesca Koch;
R) Franco Russo, Giovanni Russo Spena Dina Rosa; Maria Antonietta Rozzera; Miriam Ruscitti;
Antonio G.Russodivito; Salvatore Rigione; Paola Rosati; Salvatore Russo; Francesco Raneri; Maria
Ricciaredi Giannoni; Rossi Alessandro; Paolo Rodighiero;  Francesco Ruotolo; Franco Ragusa;
S) Giuseppe Salmè, Antonia Sani, don Alessandro Santoro, padre Alberto Simoni, Emilio Sirianni,
Armando Spataro Don Antonio Solla; Paolo Saracino; Paolo Segalla; Nello Stabile; Stefano Sciuto;
Oscar Santilli; Sergio Sbragia; Fausto Piermaria Salvati; Giovanni Scarazzini; Giovanni Schena;
Ermanno Sola; Giuseppe Sunseri; Angelo Santicchia; Gabriella Santini; Rosetta Speranza; Erica
Sereno; Sampò Graziano; Solfrini Gianluigi; Alba Siena; Raffaele Simonetti; Luigi Sanza; Franca
Sottile; Scrimieri Rita; Stabile Biagio;Serniotti Piero; Maria Pia Simonetti; Tina Serpi; Lorenzo Porro
Schiaffinati;
T) Filippo Trippanera; Fabrizio Truini; Paolo Tornambè; Nella Toscano; Elisabetta Tofful; Gabriele
Attilio Turci; Luigi Trezzi; Sergio Tosini; Vincenzo Tronconi; Leopoldo Tartaglia; Maurizio Taborelli;
U) Emanuele Ungheri, Tommaso Ulivieri; Mario Usellini;
V) , Vincenzo Vita Arcangelo Varlese; Giorgio Viazzo; Vittorio Villa; Daniela Vacchi; Fulvio Violi;
Valeria Vassale; Corrado Veneziano; Valdameri Elena; Simone Vecchiato; Enzo Vergani;
Z) Rina Zardetto Maria Chiara Zoffoli; don Paolo Zambaldi; Renato Zanoli; Matteo Zambetti;
Marisa Zoppolato; Armando Zanardo; Zanon Alessandro;